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lunedì 12 novembre 2012

Quando Diabolik mi ha salvato la vita

Che Diabolik fosse una star del jet set italiano, malgrado fosse fatto di carta e china e non di carne e sangue, mi è stato chiaro fin dal primo istante in cui la mia matita lo ha incrociato.
Quando dieci anni fa, il Re del Terrore compiva quarant'anni, io sono entrato in forza alla casa editrice Astorina, ma per uno strano scherzo del destino, quel giorno Diabolik, il pericoloso criminale, mi ha salvato la vita.
La storia che state per leggere l'ho raccontata tante volte agli incontri sul personaggio creato dalle sorelle Giussani, ma non credo di averla mai messa per iscritto e oggi mi sembra proprio arrivato il momento.

La mia avventura con il re dei ladri inizia proprio con un furto.

Era il 2002 e, mentre guidavo verso casa a notte fonda, passai davanti ad un edicola dove faceva bella mostra di sé un cartone raffigurante un bacio tra Eva e Diabolik. 


Era uno di quei cartoni pubblicitari per una ristampa del Re del terrore, credo ad opera della Mondadori. Quel disegno aveva attratto la mia attenzione e pensai che sarebbe stato benissimo nel mio piccolo studio di fumettista. Così decisi di prenderlo. Aprii il portellone dell'auto, sfilai il cartone dal fil di ferro che lo bloccava e lo caricai in macchina, proprio mentre qualcuno, probabilmente l'edicolante, mi gridava contro da una finestra aperta. Mi spiace, amico mio, se leggi questo blog, sappi che è tutto passato in prescrizione. Comunque, dopo pochi giorni da quando posizionai il cartone nel mio studio accadde il miracolo.
Ma facciamo un passo indietro.
Disegnavo fumetti dal 1994. Nel mio curriculum c'erano state pubblicazioni importanti, un Mister No, Lazarus Ledd, la mia adorata Insonne, ma malgrado ben quaranta, dico quaranta tavole di prova spedite alla Sergio Bonelli editore, realizzate con Jacopo Brandi, non ero riuscito a convincere la redazione di via Buonarroti a darci una possibilità. Le tavole erano belle, dicevano, ma non c'era posto. 


 Io, che mi occupavo soprattutto di pubblicità, per spot dedicati ai bambini, sia come storyborder che copywriter, mi ero davvero stancato di un precariato fumettistico senza speranza e avevo deciso di abbandonare i fumetti per dedicarmi totalmente alla pubblicità. Una scelta dolorosa ma che appariva l'unica soluzione ma non potevo sapere che l'Universo stava già cospirando alle mie spalle per cambiarmi la vita.
Avevo avuto la telefonata di una persona che mi chiedeva di mandargli qualche mia tavola per un non ben precisato progetto a fumetti. Accettai con malavoglia di spedirgli qualche tavola, e riempii la busta con le fotocopie che affollavano il mio tavolo da disegno laccato nero (sì, giovani colleghi, parlo di fotocopie. Nel 2001 la mail non era così diffusa... e non c'era neppure Google, SketchUp, la possibilità di fare i fermo immagine dai film, la cintiq e tutte quelle cosettine che vi semplificano il lavoro). Comunque, dicevo, raccolsi tutte le fotocopie che c'erano sul mio tavolo, più con l'idea di far pulito, piuttosto che preparare un book di presentazione. Ero sfiduciato e anche parecchio incazzato. Ero bravo. Lo sapevo. Avevo una lunga esperienza, le prove bonelliane che avevamo fatto sono a tutt'oggi alcune le cose migliori che abbiamo sfornato. Eppure sembrava che non fosse proprio possibile essere presi in considerazione in un ambiente in cui sembravano svilupparsi dinamiche che non comprendevo e da cui ero escluso.
Io credo nella sincronicità, l'ho scritto tante volte su questo blog, e quello che stava per accadere ne è una prova evidente.
Ma cosa c'entra il cartone rappresentante il bacio tra Eva e Diabolik?
C'entra, perché pochi giorni dopo "il furto", mi chiamò la persona che mi aveva chiesto le fotocopie perché un suo amico, Giorgio Montorio, inchiostratore di Diabolik, le aveva viste e le considerava adatte alla serie. Avrebbe voluto inchiostrami e mi proponeva di fare delle prove. Capite? Se io non avessi messo nella busta anche delle matite, Giorgio non le avrebbe viste e non avrebbe potuto pensare che il mio modo di disegnare era compatibile col suo, e certamente non mi avrebbe proposto di fare delle tavole di prova ufficiale per Diabolik. Tavole di prova che andarono bene e che mi permisero, poco tempo dopo il furto di quel cartone pubblicitario, di lavorare per uno dei più importanti editori italiani e per l'eroe dei fumetti, forse più conosciuto.
E non solo.
L'astorina era ed è una famiglia eccezionale, fatta di persone splendide. Davvero rare, non solo nel mondo dei fumetti. I fan diabolici erano una forza, e Diabolik stava sempre di più trasformandosi da personaggio dei comics a brand. Il suo marchio si poteva trovare nell'abbigliamento, nei gadget, nei videogiochi, nei cartoni animati e chi più ne ha più ne metta.
Diabolik stava trasfigurando.


E questo venerdì sera lo ho pensato ancora, quando, all'inaugurazione di una mostra dedicata ai cinquant'anni del re del terrore, è stato proiettato il trailer della serie di telefilm prodotta da sky che lo vedrà come protagonista.


Del film o del telefilm dedicato al ladro di Clerville, sentivo parlare dal mio primo giorno come disegnatore, dieci anni fa. Sembrava proprio che il diavolo, appunto, ci mettesse la coda per impedirne la realizzazione, ma quando venerdì sera l'ho visto finalmente proiettato, ammetto che avevo la pelle d'oca. Tra tantissimi amici e colleghi, provenienti da tutta Italia, ho avuto la precisa sensazione di far parte della storia di un personaggio così importante del mondo del fumetto italiano e anche la consapevolezza di essere un ingranaggio che contribuisce a farlo continuare a vivere come volevano Angela e Luciana Giussani.
Anche per questo, Diabolik merita una grande considerazione.
E vorrei dirlo a chi verrà, a chi lo disegnerà domani, magari dopo di me. Attenti: state maneggiando un pezzo di storia della cultura e del costume italiano, ma non solo. Questo personaggio ha rappresentato, per le sue creatrici, qualcosa che va ben oltre ad una semplice pubblicazione. E' più simile all'amore che una madre prova per il figlio.
Diabolik, di madri ne ha avute addirittura due, e forse è per questo che è ancora qui.
Abbiate cura di ogni vignetta che farete. Non tirate a far ciccia e non pensate al conto in banca. Siate rispettosi, altrimenti potreste correre dei rischi, perché Diabolik sa bene come vendicarsi.

4 commenti:

  1. Un bellissimo articolo, una stupenda storia, e anch'io sono orgoglioso di poterla vivere numero dopo numero!

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