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giovedì 12 febbraio 2015

"Jupiter - Il destino dell'universo" recensione senza pretese




In Jupiter - Il destino dell'universo dei fratelli Wachowski, troverete molto del folklore ufologico e new age contemporaneo.  quindi, se siete un po' radical chic, oppure se appartenete al genere ribattezzato dal maestro Diego Cajelli "giovini disillusi dall’arido cuore post romantico" risparmiatevi i soldini del biglietto.

Attenzione spoiler.
Cosa intendo per folklore ufologico? Grigi rapitori di esseri umani, sauri (non rettiliani, è una cosa diversa) e una bella dose della teoria degli antichi astronauti. Poi c'è il marchio di fabbrica dei Wachowski: il genere umano non prolifera in modo autonomo, viene coltivato. Questa idea mi è molto cara e l'ho inserita, già nel lontano 2011 in The Secret come l'idea della "mietitura". L'essere umano potrebbe non trovarsi al vertice della catena alimentare, e in una coltivazione viene sempre il momento del raccolto.
Un olimpo di esseri molto longevi, ma non immortali e dall'aspetto divino, vive su astronavi dalla foggia gotica e barocca. Queste creature, raggiunto un livello di tecnologia sorprendente, hanno come ultimo obiettivo prolungare il più possibile l'esistenza. Il tempo è il bene certamente più prezioso per chi ha tutto l'universo a disposizione. Balem, il nome del riuscito villain della storia, suona come Balam, un antico demone, così come Abrasax. La matriarca Seraphi, che si ravvede e che si reincarnerà nella protagonista, ha nel nome la parola serafino. Il messaggio è quindi lampante: quelli che gli uomini hanno considerato Dei o demoni sono alieni. L'essere umano non è stato creato dal nulla, ma un primate autoctono è stato modificato geneticamente per produrre una sostanza che dona a queste creature l'eterna giovinezza (come la Spezia di Dune) ma anche un grande profitto, in un universo che si rivela insospettabilmente burocratizzato e capitalistico.
Chi accusa Jupiter di non essere originale ha ragione. Nel film c'è Star Wars, Star Trek, Dune e pure La Bella e la Bestia. Narrativamente è costruito sulla struttura più semplice (ma secondo me la più efficace) che esista, ovvero "il viaggio dell'eroe". Se non sapete di cosa si tratta googoleggiate e vi accorgerete di quante storie siano costruite su questo archetipo.
Appare chiaro che i Wachowski abbiano cercato di produrre un'opera inedita e buona per il merchandising, un'opera di fantascienza apparentemente in ritardo di trent'anni. A mio parere, però, non è sempre male, ogni tanto, voltarsi indietro e mietere (appunto) quel che è stato seminato. Alla critica e ai recensori del web questo film non sembra essere piaciuto affatto e la cosa non mi stupisce. Fortunatamente la storia è piena di film flop che sono diventati cult e rimasti nel cuore della gente. Dei critici fighetti, invece...


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