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mercoledì 13 ottobre 2010

Storie di ordinari machismi


Sul treno che collega Firenze con il paesiello dove abito, oggi, ho assistito ad una scena figlia dell'intolleranza testosteronica di questi anni.

Un sardo e giovanissimo capotreno, evidentemente eccitato dall'autorità appena conferitagli sul veloce mezzo delle Ferrovie dello Stato, ha pensato bene di chiedere l'intervento della Polfer o dei Carabinieri, per tenere a bada un pericolosissimo criminale molesto. Il degno erede di Arkan era un poliziotto inglese in gita, con la moglie e due figli, nel nostro simpatico bel paese, ed era reo di aver confuso un rimborso del treno emesso dalle macchinette con il biglietto. Da questo l'alterco con l'agguerrito capotreno che, un po' tanto scarsino in inglese, ma integerrimo nei suoi doveri, gli propinava una spropositata multa. A sedare gli animi si è aggiunto un inutile tutore delle Forze dell'ordine in borghese, che non sapendo una parola di inglese, è stato buono solo a rimirare con sguardo bovino i documenti del pericoloso e vacanziero ex celtico.

Che quelli lì si sa che son tutti Hooligans.

Paradossale la scena, quando il barzotto capotreno aspettava l'intervento dei tutori dell'ordine per far sfollare la famigliola. Peccato che degli agenti della Polfer alla stazione non c'era traccia, probabilmente perché impegnati in qualche agguato alle macchinette del caffè o alle ragazze che aspettano sole in stazione. In una prova di civiltà, la famigliola inglese è scesa di sua spontanea volontà, deprecando l'organizzazione terzomondista delle nostre ferrovie. Una gara di autorità, a chi ce l'aveva più duro, il carattere, ovviamente, tra il poliziotto inglese e il capotreno sardo.

Un delirio di buon senso ed ospitalità, perché era chiaro anche ai seggiolini sporchi del treno, che l'inglese si era solo confuso e aveva timbrato un rimborso identico in forma e colore ai biglietti normali. Deprecabile il comportamento da parte del capotreno che ha fatto partire una gazzarra inutile, quando tutti i membri della famigliola inglese erano muniti di regolare biglietto ed anche disposti ad acquistare un biglietto a bordo. Follia pura, quando una vecchietta ha gridato ai sudditi della Regina: “Tornatevene al vostro paese che non vi vogliamo!”. Umoristico il fatto che la vecchietta non avesse obliterato il biglietto. Lei se l'è cavata, però.

Caro capotreno, mi giocherei un paio di stipendi sul fatto che, se al posto dei pronipoti di Re Artu', ci fossero state quattro biondine del medesimo paese, le cose sarebbero andate diversamente.

Auguro per questo, all'isolano capotreno, di trovare presto un gruppetto di ultras della Stella Rossa di Belgrado, confusi dalla complessa burocrazia bigliettesca delle nostre strade su rotaia e auguro alle ferrovie di assumere personale che conosca bene le lingue, se proprio non riesce ad assumerli ragionevoli.

6 commenti:

  1. Siamo lontani anni luce dall'essere un paese capace di vivere nel terzo millenio... Teste di glande ad ogni fermata del treno.

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  2. Avrei voluto esserci!
    Marisa

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  3. Una cosa incredibile... Certo mi dispiace che ci siano in giro elementi simili, come il capotreno, che danno solo una pessima immagine dei sardi e della Sardegna. :-(

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  4. Ciao Luigi, rileggendo il pezzo, forse ho calcato troppo la mano sulle origini del capotreno... Poteva essere di qualsiasi altra parte, la figuraccia l'ha fatta l'Italia unita. :(

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  5. Si, hai ragione, persone simili ci sono un po' dappertutto. Però a me dispiace che tanti miei corregionali, in certe occasioni, si comportino male. Vedi il caso recente dei "Buu, Buu" razzisti a E'to durante la partita del Cagliari con l'Inter.
    Ne approffito per farti gli auguri per la tua nuova serie. :-)

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