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domenica 4 settembre 2022

Augusto Chizzoli. Ricordarlo nel giorno della sua tragica scomparsa.

 Oggi, 4 settembre (anche se secondo alcuni, domani) ricorre l'anniversario della morte di Augusto Chizzoli. Augusto, disegnatore prevalentemente erotico degli anni 70, è legato anche al personaggio di Dick Drago. Proprio a causa di questo personaggio edito nel 94 dalla Fenix (la stessa della prima serie de L'Insonne), piovvero addosso al povero Augusto le critiche e la feroce ironia dei lettori, dei critici e dei colleghi del mondo del fumetto. Le sue tavole (mai pagate) furono derise e forse anche per questo, Augusto se ne andò tragicamente.

Dietro alle pagine disegnate c'è sempre una persona, con i suoi drammi personali e con la sua fragilità da rispettare.

Se avete voglia di rileggervi la sua storia e la sua vicenda (fortunatamente, recentemente è stata anche fatta una pagina wiki dedicata a questo autore), vi lascio i link a dei pezzi scritti tanti anni fa, perché anche gli autori che non hanno avuto successo col "mestiere più bello del mondo" hanno diritto ad essere ricordati nel modo corretto.



Il mio pensiero va a tutti coloro che ancora lo ricordano con affetto. Grazie.

giovedì 15 ottobre 2020

La crepa

 














La vedete la crepa?

Sì, accanto alla penna, sotto alla tavoletta Cintiq.
E' una crepa molto particolare quella.
Certo, il tavolo è uno di quelli da arredamento svedese a buon mercato, ma quella crepa non è stata provocata da un urto violento.
Quella crepa è stata generata dal mio gomito sinistro. No, non un colpo secco, ma una lentissima pressione durata tre anni. Tre anni di lavoro al tavolo da disegno, naturalmente. Tre anni per una media di 12 ore al giorno, compresi tre Natali, tre Ferragosti, tre compleanni, etc etc. Per scelta, per necessità, per situazioni contingenti. 

Se è vero che bisogna impegnarsi per lasciare un indelebile segno di sé nel breve transito terrestre io intanto ho lasciato una crepa su un tavolo.

mercoledì 23 settembre 2020

A proposito dell'indagine MeFu sullo stato economico e professionale dei creatori di fumetto

 Sta circolando da qualche giorno questo interessante questionario organizzato dai ragazzi del MeFu. L'iniziativa è meritoria e spero vada avanti. 

Intanto si spreca l'indignazione in rete perché appare chiaro che gli autori di fumetto vengano pagati poco e solo alcuni "privilegiati" possano davvero considerarlo un lavoro.

Vorrei fare un paio di considerazioni sulla faccenda da i miei 26 anni di "carriera".

Per prima cosa, pure essendo un disegnatore ormai datato ma piuttosto attivo in rete, devo dire che non sapevo nulla del questionario. Questo mi fa sospettare che, se non lo sapevo io, che cerco di fare il superggggiovane ad ogni costo, molti della mia generazione e più attempatelli, non sapessero nulla e, come me, non l'abbiano compilato. E' anche molto probabile che quegli autori appartengano al fumetto "popolare" da edicola e siano quindi autori che vivono del loro lavoro, da anni. La loro (nostra) presenza avrebbe cambiato le torte delle percentuali, forse dipingendo una situazione meno catastrofica. Ho quindi l'impressione che il sondaggio sia circolato prevalentemente tra i giovani emergenti e che lavorano per ambienti autoriali. 

EDIT: in effetti, i dati del grafico dell'età di chi ha risposto, parla chiaro. E  sono chiare le conseguenze che la stragrande maggioranza degli autori che guadagnano di più sono nati negli anni 60-70.

Riflettevo. Anche io ho iniziato a considerare il fumetto un "lavoro" intorno ai trent'anni, in concomitanza con l'ingresso in Diabolik e con le pubblicazioni in Francia. Era il 2002. Avevo 31 anni, ovvero la fascia di età più rappresentata nel grafico. Questo mi fa venire il dubbio che la maturazione di un fumettista, con relativa stabilizzazione economica, avvenga dopo i trent'anni. Forse, allora, non è così anomalo il quadro che si è dipinto.

Gli "ambienti" del fumetto sono l'altro grosso problema. Non siamo un corpo unico, ma siamo una miriade di individui raggruppati in circolini che non sanno cosa fanno gli altri e non li leggono. Magari si leggono tra loro, tra gli amichetti, ma il resto del mondo fumettoso è nebuloso. Sono circolini, cene, gruppetti e che di solito sparlano degli altri. Ditemi pure che non è vero, ma vi sottolineo i 26 anni di frequentazione.

Prima di arrabbiarsi perché gli editori cattivi pagano poco, iniziamo a far fronte comune e non a guardare nel proprio fighissimo orticello. 

In seconda battuta, è bene ricordare che se lo si chiama "lavoro" non ci si può relazionare come se fosse un hobby. Non è che l'editore X è obbligato a coprirmi di dobloni d'oro se io pretendo di pubblicare le storie della mia adolescenza disegnate bendato e tenendo la penna piantata nel naso. Certo, se le mie copie vanno a ruba sarà ben lieto di farlo. Ma se non vendo un calippo, allora devo stare zittino e pubblicarmi quella storia sul blog. Pensate che negli anni 80 potevamo diffondere le nostre storie alternative solo sulle fotocopie spillate fuori dal liceo. 

Se volete i big (!) money avete tre strade (oltre quella sempre consigliata di imparare a fare l'idraulico o il meccanico): la prima è quella di diventare davvero bravi e proporvi a editori mainstream, la seconda è quella di avere idee davvero sconvolgenti e vendere migliaia di copie con la vostra graphic novel e la terza è sbattervi come un tappeto ed autoprodurvi.

E leggiamo le cose degli altri! Non serve spendere milioni in libreria. Scambiamoci i pdf!

Comunque, bravi ragazzi del MeFu. E' un buon inizio. Non perdete l'entusiasmo. Chissà che finalmente gli autori di fumetto possano far fronte comune.







mercoledì 24 giugno 2020

Consulenza grafologica sulla lettera anonima attribuita al Mostro di Firenze

In questi giorni, grazie all'intuizione di Cristina Padedda e al lavoro instancabile di Francesco Cappelletti è stata consegnata in Procura una perizia calligrafica sulla famosa lettera anonima arrivata a La Nazione pochi giorni dopo l'omicidio del 1985 ad opera del Mostro di Firenze. La perizia ha comparato la lettera anonima e una fattura della ditta di Salvatore Vinci. La perizia parla di "Omografia".
 
 Fonte SienaNews.

Ci sono quindi concrete possibilità che l'autore della missiva anonima sia Salvatore Vinci. *
A questo punto mi sento di fare delle ipotesi. Il testo che segue è per gli addetti ai lavori e potrà sembrare oscuro e criptico per chi passa di qui per caso. Mi scuso.

A) Salvatore Vinci (d'ora in poi SV) scrive una lettera per prendersi gioco degli inquirenti che da anni gli ronzano intorno.
B) SV è il Mostro di Firenze (MdF)
C) SV conosce l'identità del MdF a causa del loro rapporto nel 1968.

Entriamo nel dettaglio.

A) SV cerca di prendersi gioco degli inquirenti, ma se venisse riconosciuto come autore della missiva sarebbe apparso certamente colpevole, visto che la lettera sembra dar voce all'assassino.

B) Pochi giorni prima il MdF ha inviato la famosa lettera a Silvia Della Monica preoccupandosi di utilizzare lettere ritagliate e aggiungendo una prova tangibile di essere l'autore dei delitti.
Questo risponde a un bisogno di affermare la propria identità. Perché nella missiva a La Nazione non cerca di camuffare la scrittura ad esempio usando un normografo, un  comunissimo oggetto che all'epoca si trovava in qualsiasi cartoleria e, soprattutto, per quale motivo, se SV è l'autore sia della missiva de La Nazione che dei delitti non include nella lettera qualcosa che non lo confonda con un mitomane? Un piccolo oggetto appartenuto alle vittime, ad esempio.

C) SV conosce l'identità del MdF a causa della loro interazione nel 1968 ma non ha accesso né alla pistola, né ai feticci, né alle cose delle vittime. Ora, riproviamo a leggere il testo della lettera mandata a La Nazione nell'ottica di una persona che è in parte (il 1968) complice del MdF.



Sono molto vicino a voi
(era attenzionato in quegli anni). Non mi prenderete (per l'omicidio del 1968) se io non vorrò

Il numero finale è ancora lontano. Sedici sono pochi (sa che l'ex complice colpirà ancora)

Non odio nessuno (il complice), ma ho bisogno di farlo (scrivere la lettera) se voglio vivere (sopravvivere al rimorso di tacere l'identità dell'ex complice)

Sangue e lacrime scorreranno fra poco (sa che l'ex complice colpirà ancora)

Non si può andare avanti così. Avete sbagliato tutto (in relazione all'indagine su di lui, SV) Peggio per voi.

Non commetterò più errori (errori che lo hanno portato ad attirare l'attenzione degli inquirenti) la polizia sì.

In me la notte non finisce mai (non le tenebre della pulsione a uccidere ma le tenebre del senso di colpa, e infatti... ) Ho pianto per loro (per le vittime dal 74 in poi, essendo depositario del nome dell'assassino e sentendosi responsabile per aver dato  inizio a tutta la storia)

Vi aspetto (a fargli le domande giuste, non ad accusarlo di essere il MdF)

Per approfondire andate su Insufficienza di prove.

*NOTA. Ovviamente nessuno ha la certezza che il biglietto della ditta di Salvatore Vinci sia stato scritto da quest'ultimo. Nella ditta lavoravano più persone. Secondo la perizia, è probabile unicamente che il biglietto e la lettera anonima siano state scritte dalla stessa mano che, ad oggi, resta ignota.  





Immagini tratte da: "Il Mostro di Firenze, Enigma senza fine" di Di Bernardo e Santi Edizioni inkiostro.
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La collaborazione tra appassionati del caso porta dei frutti a differenza delle stupide lotte intestine tra
mostrologi ;)