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Visualizzazione post con etichetta Diabolik; Il lavoro del fumettista. Mostra tutti i post
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mercoledì 13 agosto 2014

Dietro le quinte de "Il regalo", il Diabolik di Agosto

Su gentile richiesta di Marco, qualche dietro le quinte dell'albo diaboliko "Il regalo" in edicola in questo agosto.
Post pubblicato in origine sulla pagina Facebook ufficiale di Diabolik.


ATTENZIONE SPOILER!

“IL REGALO” dietro le quinte di Andrea Pasini.

Data la natura dell’articolo, è necessario che la storia l’abbiate letta prima, perché non solo certe informazioni si apprezzano solo conoscendo la trama in questione ma, soprattutto, la lettura di questo testo potrà rovinarvi i colpi di scena presenti nella storia.
Quindi se ancora non avete letto l'albo, ma avete intenzione di farlo, NON PROSEGUITE OLTRE LA LETTURA.

TITOLO DI LAVORAZIONE – La sceneggiatura si è sempre intitolata “Margherita”, il titolo definitivo “Il regalo” l'ha proposto il direttore e, per quanto un po' insolito per Diabolik, io l'ho apprezzato particolarmente. Il soggetto aveva invece un titolo del tutto diverso di cui dirò dopo.

ADELE, DOLORES E MARGHERITA – Il punto di partenza è stato un soggetto che Barbara Baraldi ci ha proposto nel gennaio del 2013. Eravamo in contatto via mail da qualche tempo e le avevo espresso il desiderio, da parte della redazione, di mettere in cantiere una storia dal taglio romantico (componente da sempre presente nella serie ma che mancava nei soggetti in quel momento in lavorazione). Barbara si mise all'opera e ci propose una bella storia, così bella che – in parte – la dovemmo rifiutare!
Si trattava infatti di una storia in cui Diabolik si imbatteva in Adele, una ladra improvvisata che mandava all'aria un suo colpo e che voleva rubare lo stesso anello su cui aveva messo gli occhi Diabolik. Era un anello di fidanzamento in origine destinato a lei che il cattivo di turno aveva rubato dopo avere ucciso l'uomo che lei amava (e fin qui tutto bene) ma Adele doveva anche essere un'amica carissima di Eva ai tempi della sua giovinezza. Eva si sarebbe presa a cuore la sua storia e l'avrebbe vendicata. Un tema forte, che ci piaceva molto, al punto da avergli già dedicato una storia.
Barbara non poteva saperlo ma da lì a un paio di mesi avremmo infatti pubblicato “I segreti di Morben” avventura in cui Eva vendica la sorte di Dolores, una sua amica carissima di gioventù. Quella parte del soggetto l'abbiamo dovuta eliminare. Più avanti nella lavorazione Gomboli ha avuto l'idea di cambiare forma all'anello e nome alla protagonista e così Adele è diventata Margherita.

BARALDI, PASINI E GOMBOLI – Sì perché, anche se il soggetto è ufficialmente firmato da Barbara e da me, un contributo importante alla storia è stato dato anche da Mario Gomboli (come sempre del resto, che lo vediate o meno nominato nei “credits” a fine albo). Il metodo di lavoro è stato questo: io e il direttore abbiamo preso il soggetto di Barbarba e lo abbiamo sviluppato un po', poi lo abbiamo mandato a lei perché potesse aggiungere idee e considerazioni, poi è tornato a noi e quindi di nuovo a lei. Un ping pong creativo via mail che è continuato fino alla stesura definitiva.

VASCELLI E MARGHERITE – Il titolo di lavorazione del soggetto era “L'enigma del vascello” perché nella sua stesura iniziale l'anello aveva una particolare foggia a forma di nave. Come già detto è stata del direttore l'idea di modificare forma del gioiello e nome della protagonista: “Margherita” lei e a forma di margherita la disposizione delle pietre.
Ah, i petali sono nove, rigorosamente dispari, in modo che un ideale “m'ama, non m'ama” fatto con quel fiore avrebbe ribadito l'amore di Alain per Margherita.

MASSAGGIATRICI E DEEJAY – Non sempre i disegnatori rispettano alla lettera la sceneggiatura (e, qualche volta, può capitare che la cosa irriti noi sceneggiatori). In questo caso, però, devo ringraziare Giuseppe Di Bernardo per non aver dato retta a una mia indicazione. Nella scena che parte da tavola 66 (pag. 68) Eva prende il posto di una massaggiatrice che deve trattare uno degli scagnozzi del boss Angelo Packard e io temevo che, se questa fosse stata avvenente, la scena sarebbe potuta sembrare sessualmente ambigua (mentre invece Eva prende il posto di una preparata fisioterapista e non di una professionista dedita ad altro tipo di “massaggi”). Avevo quindi dato indicazione che la maschera della massaggiatrice ritraesse una donna: «di circa trent'anni con i capelli lisci castani raccolti in una coda, occhi castani, occhiali e un viso non particolarmente brutto ma del tutto insignificante». Giuseppe si è sicuramente reso conto che la sua messa in scena della situazione non si prestava ad alcun fraintendimento e così ha dato alla maschera di Eva dei tratti tutt'altro che insignificanti! Quella donna infatti assomiglia molto a Desdemona Metus, la bella disc jockey protagonista della serie a fumetti “L'insonne” (creata dallo stesso Di Bernardo assieme a Andrea J. Polidori). Un cammeo che ho davvero gradito.

OMICIDI E CONTRAPPASSI – Quando era necessario Giuseppe è stato invece ligio al dovere, rendendo perfettamente quanto scritto in sceneggiatura. Per esempio, volevamo che ci fosse un puntuale gioco di rimandi tra la morte di Alain e la morte, a fine storia, del mandante del suo omicidio: Guglielmo Williams e il confronto delle prime vignette delle tavole 51 e 120 (pagg. 53 e 122) penso che esprima bene il concetto.
Così come mi piaceva l'idea che ci fosse un parallelo tra il discorso che Williams fa a Packard per convincerlo a non togliere i diamanti dalla propria custodia e la ragione per cui, alla fine, Packard uccide Williams nonostante il fatto che il secondo potrebbe risarcire il primo del danno subito: per entrambi: «se si spargesse la voce, nell'organizzazione nessuno avrebbe più rispetto per me».

Però Giuseppe Di Bernardo e Jacopo Brandi non sono gli unici ad aver prodotto dei gran bei disegni per questa storia. A illustrare questo mio dietro le quinte, mi pregio di mostrarvi i prestigiosi schizzi realizzati da me medesimo per chiarire alcuni passi della nostra sceneggiatura.





 
Una intervista a Barbara Baraldi, soggettista dell'episodio, la potete leggere QUI.
Di seguito un po' di mie matite e qualche stralcio di sceneggiatura tratta dall'albo.


Tavola 39

1/2
VIGNETTA FLASHBACK
Interno, sera. Casa di amici, non vedremo molto della stanza, comunque si tratta di una sala da pranzo, l'ambiente è quello dell'alta borghesia ma è una serata tra amici, quindi elegante ma non troppo ingessata, ci sono sei persone sedute intorno a un tavolo, mentre cenano, sono vestite in maniera elegante ma non da sera.
Inquadriamo il tavolo ma focalizziamoci soprattutto su Margherita e sull'uomo che le siede affianco: Alain (per entrambi fare riferimento all'allegato ***personaggi). Lei qui ha circa 25 anni, si rivolge a lui sorridente e raggiante, indossa un abito elegante senza maniche, lui ha circa 28 anni e la ascolta con aria incuriosita, indossa un abito con cravatta.

Dida FQ – “Quando una sera, a casa di amici, conobbi lui: ALAIN… E per me fu amore a prima vista”.

Alain – E perché sostenete che noi due avremmo in comune molto più di quel che sembra?

Margherita – Be’… siamo due “rampolli” di due famiglie dell’aristocrazia di Ghenf ed entrambi abbiamo preferito scegliere da soli la nostra strada…


3/4
VIGNETTA FLASHBACK
Stringiamo solo su loro due. La giovane Margherita è ancora più sorridente mentre lui appare ora un po' sulla difensiva.

Margherita – La mia è l’ingegneria e voi siete un giovane e promettente servitore dello Stato. Non sono molti i magistrati con un patrimonio personale come il vostro…

Alain – E con questo?

Tavola 40

qui quattro vignette, due per striscia

1
VIGNETTA FLASHBACK Primo piano della giovane Margherita che continua a sorridere, forse già innamorata.

Margherita – E con questo siamo simili… Ognuno di noi fa quello che fa per pura passione…

2
Torniamo in salotto ai giorni nostri. Primo piano di Margherita, dei giorni nostri, segnata dal dolore del ricordo.

Margherita – All’inizio Alain non sembrava molto interessato a me. Del resto per lui, ancora più che per me, importava solo il lavoro…

3
VIGNETTA FLASHBACK Vediamo loro due per strada, con la giovane Margherita che porge… una margherita, ad Alain e lui che la prende imbarazzato ma anche lusingato. Lei ha un abito al ginocchio stretto in vita con la gonna ampia, lui indossa un completo grigio chiaro.

Dida FQ – “Ma io lo sottoposi a una corte sfrenata…”

Margherita – Per te…

Alain – Ehm… Grazie…

4
VIGNETTA FLASHBACK Qui la situazione si ribalta, siamo nella stessa strada della vignetta precedente ed è Alain che regala a lei uno splendido mazzo di fiori, Margherita lo accetta al settimo cielo. Lui ora indossa un abito scuro mentre lei ha dei pantaloni con una camicetta.

Dida FQ – … e, alla fine, anche lui si rese conto che eravamo fatti l'uno per l'altra!”

Alain – Per te…

Tavola 52

1/2
VIGNETTA FLASHBACK Stacco. Siamo all'entrata di un commissariato di polizia, siamo ancora in strada. L’uccisore in camicia e pantaloni è in in manette tra due poliziotti in divisa. Intorno a loro una decina tra giornalisti e fotografi.

Dida FQ – “Due giorni dopo venne arrestato per l’omicidio un uomo che confessò di averlo ucciso per rapina. Disse di avergli rubato il portafoglio e di aver preso e poi buttato via la cartella coi documenti”.


3
VIGNETTA FLASHBACK Stacco. Interno di un carcere, siamo in un ambiente comune come una lavanderia o un cortile. Due detenuti stanno tenendo fermo l'uccisore mentre un terzo lo pugnala, una vera e propria esecuzione.

Dida FQ – “Appena arrivato in carcere, quell’uomo morì in una rissa tra detenuti. Il caso fu chiuso e la cartella di Alain non fu più trovata”.


4
Torniamo di nuovo ai giorni nostri. Primo piano di Margherita con espressione dolorosa.

Margherita – Nessuno sapeva della nostra relazione, quindi nessuno venne a interrogarmi. D'altronde non sarei stata molto d'aiuto...







martedì 30 luglio 2013

Matite di Diabolik... lacrime nella pioggia

Non tutti lo sanno, ma prima di essere ripassate a china, le tavole dei fumetti sono tracciate a matita. Lo fa quasi sempre dallo stesso disegnatore, ma su Diabolik, tranne rare eccezioni, no: matitista e inchiostrqatore sono due autori distinti.
Il matitista è l'autore che per primo trasforma le idee delle sceneggiatore in disegni, impostando con tratti a volte dolci a volte nervosi, le vignette che poi saranno impeccabilmente ripassate con l'inchiostro di china che darà alle tavole spessore e volumi. Lo si fa ancora a pennello, tranne rari casi.
Mi fa piacere mostrare le matite ai lettori. Ci metto impegno per definirle nei minimi particolari, per facilitare l'inchiostratore e per soddisfazione personale.
Purtroppo, poi, tutto questo lavoro, una volta inchiostrato, si perde come lacrime nella pioggia.
Vedere le tavole a matita è cosa rara per i non addetti ai lavori, così questo è un regalo proprio per voi, per i più curiosi che amano sbirciare dietro le quinte.









Tavole tratte dall'albo "Fermate la ghigliottina"

venerdì 26 luglio 2013

Colpo su colpo, arrivo a sedici


Dal 1° agosto sarà in edicola Colpo su colpo una mia nuova storia di Diabolik, disegnata dal sottoscritto e inchiostrata dal pennello più vellutato di Firenze, messer Jacopo Brandi.
Soggetto di D. Paolillo, M. Gomboli e A. Pasini, sceneggiatura di P. Martinelli, si tratta di una storia divisa in due parti che si concluderà con l'episodio di settembre. 240 tavole più che copertine che mi hanno impegnato per un anno e che mi hanno provocato qualche problemino posturale alla schiena. E' stato un bello sforzo ma ne è valsa la pena.



I gioielli di una donna il cui passato si è incrociato con quello di Diabolik, appaiono misteriosamente nel Wilburg. Qualcuno è disposto a pagarli molto più del loro valore e Diabolik vuole prenderli per scoprire cosa c'è dietro. Ma il bottino di ogni furto gli fornisce la traccia per arrivare a un colpo successivo. Dove porterà questa catena di indizi?
 
Di seguito vi mostro qualche estratto dall'albo.












In queste ore sto iniziando a lavorare su un Grande Diabolik. Sarà il mio ritorno al formato "bonelliano" dopo undici anni di tascabile. A settembre ne saranno usciti diciassette. Se me lo avessero detto nel 2001 non ci avrei mai creduto.



Intanto vanno avanti i festeggiamenti dedicati ad Eva. Sarà il latex, ma ditemi quello che volete, ma sono la coppia più cool del fumetto italiano. Sono davvero grato per aver avuto la possibilità di far parte di questa famiglia.


lunedì 12 novembre 2012

Quando Diabolik mi ha salvato la vita

Che Diabolik fosse una star del jet set italiano, malgrado fosse fatto di carta e china e non di carne e sangue, mi è stato chiaro fin dal primo istante in cui la mia matita lo ha incrociato.
Quando dieci anni fa, il Re del Terrore compiva quarant'anni, io sono entrato in forza alla casa editrice Astorina, ma per uno strano scherzo del destino, quel giorno Diabolik, il pericoloso criminale, mi ha salvato la vita.
La storia che state per leggere l'ho raccontata tante volte agli incontri sul personaggio creato dalle sorelle Giussani, ma non credo di averla mai messa per iscritto e oggi mi sembra proprio arrivato il momento.

La mia avventura con il re dei ladri inizia proprio con un furto.

Era il 2002 e, mentre guidavo verso casa a notte fonda, passai davanti ad un edicola dove faceva bella mostra di sé un cartone raffigurante un bacio tra Eva e Diabolik. 


Era uno di quei cartoni pubblicitari per una ristampa del Re del terrore, credo ad opera della Mondadori. Quel disegno aveva attratto la mia attenzione e pensai che sarebbe stato benissimo nel mio piccolo studio di fumettista. Così decisi di prenderlo. Aprii il portellone dell'auto, sfilai il cartone dal fil di ferro che lo bloccava e lo caricai in macchina, proprio mentre qualcuno, probabilmente l'edicolante, mi gridava contro da una finestra aperta. Mi spiace, amico mio, se leggi questo blog, sappi che è tutto passato in prescrizione. Comunque, dopo pochi giorni da quando posizionai il cartone nel mio studio accadde il miracolo.
Ma facciamo un passo indietro.
Disegnavo fumetti dal 1994. Nel mio curriculum c'erano state pubblicazioni importanti, un Mister No, Lazarus Ledd, la mia adorata Insonne, ma malgrado ben quaranta, dico quaranta tavole di prova spedite alla Sergio Bonelli editore, realizzate con Jacopo Brandi, non ero riuscito a convincere la redazione di via Buonarroti a darci una possibilità. Le tavole erano belle, dicevano, ma non c'era posto. 


 Io, che mi occupavo soprattutto di pubblicità, per spot dedicati ai bambini, sia come storyborder che copywriter, mi ero davvero stancato di un precariato fumettistico senza speranza e avevo deciso di abbandonare i fumetti per dedicarmi totalmente alla pubblicità. Una scelta dolorosa ma che appariva l'unica soluzione ma non potevo sapere che l'Universo stava già cospirando alle mie spalle per cambiarmi la vita.
Avevo avuto la telefonata di una persona che mi chiedeva di mandargli qualche mia tavola per un non ben precisato progetto a fumetti. Accettai con malavoglia di spedirgli qualche tavola, e riempii la busta con le fotocopie che affollavano il mio tavolo da disegno laccato nero (sì, giovani colleghi, parlo di fotocopie. Nel 2001 la mail non era così diffusa... e non c'era neppure Google, SketchUp, la possibilità di fare i fermo immagine dai film, la cintiq e tutte quelle cosettine che vi semplificano il lavoro). Comunque, dicevo, raccolsi tutte le fotocopie che c'erano sul mio tavolo, più con l'idea di far pulito, piuttosto che preparare un book di presentazione. Ero sfiduciato e anche parecchio incazzato. Ero bravo. Lo sapevo. Avevo una lunga esperienza, le prove bonelliane che avevamo fatto sono a tutt'oggi alcune le cose migliori che abbiamo sfornato. Eppure sembrava che non fosse proprio possibile essere presi in considerazione in un ambiente in cui sembravano svilupparsi dinamiche che non comprendevo e da cui ero escluso.
Io credo nella sincronicità, l'ho scritto tante volte su questo blog, e quello che stava per accadere ne è una prova evidente.
Ma cosa c'entra il cartone rappresentante il bacio tra Eva e Diabolik?
C'entra, perché pochi giorni dopo "il furto", mi chiamò la persona che mi aveva chiesto le fotocopie perché un suo amico, Giorgio Montorio, inchiostratore di Diabolik, le aveva viste e le considerava adatte alla serie. Avrebbe voluto inchiostrami e mi proponeva di fare delle prove. Capite? Se io non avessi messo nella busta anche delle matite, Giorgio non le avrebbe viste e non avrebbe potuto pensare che il mio modo di disegnare era compatibile col suo, e certamente non mi avrebbe proposto di fare delle tavole di prova ufficiale per Diabolik. Tavole di prova che andarono bene e che mi permisero, poco tempo dopo il furto di quel cartone pubblicitario, di lavorare per uno dei più importanti editori italiani e per l'eroe dei fumetti, forse più conosciuto.
E non solo.
L'astorina era ed è una famiglia eccezionale, fatta di persone splendide. Davvero rare, non solo nel mondo dei fumetti. I fan diabolici erano una forza, e Diabolik stava sempre di più trasformandosi da personaggio dei comics a brand. Il suo marchio si poteva trovare nell'abbigliamento, nei gadget, nei videogiochi, nei cartoni animati e chi più ne ha più ne metta.
Diabolik stava trasfigurando.


E questo venerdì sera lo ho pensato ancora, quando, all'inaugurazione di una mostra dedicata ai cinquant'anni del re del terrore, è stato proiettato il trailer della serie di telefilm prodotta da sky che lo vedrà come protagonista.


Del film o del telefilm dedicato al ladro di Clerville, sentivo parlare dal mio primo giorno come disegnatore, dieci anni fa. Sembrava proprio che il diavolo, appunto, ci mettesse la coda per impedirne la realizzazione, ma quando venerdì sera l'ho visto finalmente proiettato, ammetto che avevo la pelle d'oca. Tra tantissimi amici e colleghi, provenienti da tutta Italia, ho avuto la precisa sensazione di far parte della storia di un personaggio così importante del mondo del fumetto italiano e anche la consapevolezza di essere un ingranaggio che contribuisce a farlo continuare a vivere come volevano Angela e Luciana Giussani.
Anche per questo, Diabolik merita una grande considerazione.
E vorrei dirlo a chi verrà, a chi lo disegnerà domani, magari dopo di me. Attenti: state maneggiando un pezzo di storia della cultura e del costume italiano, ma non solo. Questo personaggio ha rappresentato, per le sue creatrici, qualcosa che va ben oltre ad una semplice pubblicazione. E' più simile all'amore che una madre prova per il figlio.
Diabolik, di madri ne ha avute addirittura due, e forse è per questo che è ancora qui.
Abbiate cura di ogni vignetta che farete. Non tirate a far ciccia e non pensate al conto in banca. Siate rispettosi, altrimenti potreste correre dei rischi, perché Diabolik sa bene come vendicarsi.

mercoledì 7 novembre 2012

Incontri col pubblico: croce e delizia

Mi rendo conto che spesso passo da cafone.
Mi rendo conto che non è gentile rispondere sempre "non posso" ad un invito, ma, davvero, amici miei, ho esaurito le batterie e non posso aggiungere altri appuntamenti al calendario.
Certo, gli incontri col pubblico sono molto belli e gratificanti, ma se volevo fare i bagni di folla sarei diventato un attore o un musicista. Invece a me piace il silenzio indispensabile per guardarsi dentro.
In questi mesi, causa soprattutto i 50 anni di Diabolik, sono stato una piccola trottola impazzita e ora vorrei prendere fiato.
Un po' perché io non amo molto gli incontri (ormai lo sapete), ma anche perché non vedo un vero vantaggio in queste manifestazioni. E' molto diverso dal tour che fanno gli scrittori per promuovere i libri. Anche per un semplice calcolo economico. Se uno scrittore fa un incontro e firma trenta volumi, probabilmente mette in cassa qualche soldino. Nel mio caso, nisba. Raramente c'è un gettone e difficilmente si ha il viaggio rimborsato.
Ma non è solo una questione venale.
C'è che questi incontri mi sottraggono tempo al disegno, alla sceneggiatura e alle mie faccende da editor. E' giusto partecipare, ma non si può stare continuamente in viaggio.
Quindi, per chi passa di qui con l'idea invitarmi da qualche parte, sappia che per qualche mese risponderò un gentile "no grazie". E se non insisterete avrete la mia eterna gratitudine :)

A tal proposito un piccolo elenco con i prossimi appuntamenti.

Venerdì 9 novembre - Milano - Mostra di Diabolik. Ingresso esclusivamente ad inviti.

Domenica 11 novembre - Firenze
Ore 15:00 breve incontro durante il convegno ufologico del Gaus, presso l'Hotel Albani, via Fiume 12.

Ore 16:00 Incontro su Diabolik alla biblioteca delle Oblate in via dell'Oriuolo 26.

Venerdì 30 novembre - Pistoia 
Ore 17.00: I venerdì del giallo: Il giallo tra fumetto e letteratura. Biblioteca San Giorgio.

giovedì 2 febbraio 2012

Dieci anni. Tredici albi.

Nell'anno del cinquantennale di "Diabolik", è in arrivo anche il mio tredicesimo albo dedicato al "Re del Terrore".

Ebbene sì. Sembra ieri, ma sono ben due lustri che collaboro con la casa editrice Astorina. Devo moltissimo a Mario Gomboli e a tutto il suo staff, non finirò mai di ripeterlo. E' grazie a loro se, in un momento di sconforto, non ho lasciato il fumetto. E' grazie a loro se oggi disegno uno dei personaggi più importanti del paese, un eroe di carta e inchiostro che è diventato un'icona, un tassello della cultura del paese. Quando ci penso, me la faccio ancora sotto per la responsabilità.
Tredici giornalini in dieci anni di collaborazione.
Dieci anni di pugnali lanciati e maschere di gomma.
Dieci anni vissuti pericolosamente.
Dieci anni passati veloci come una coltellata.
SWISSSSSS! ZOK! "AAARGH!"
E si volta pagina.

LA CONGIURA DEI TRADITORI

"Un furto fallito, un rifugio bruciato. Per Diabolik è un vero colpo di sfortuna, ma per altri potrebbe diventare un’occasione imperdibile per dare una svolta alla loro vita. Ma potrebbe anche trasformarsi nel peggiore incubo mai vissuto."



La sceneggiatura è di Andrea Pasini, le matite del sottoscritto e la china, come sempre, di mastro Jacopo Brandi. Novità di quest'albo, oltre al prezioso aiuto che mi ha dato l'impareggiabile Andrea Cuneo, è che Jacopo e io, per la prima volta, ci siamo cimentati nella realizzazione della copertina.

Sempre sul tema "Diaboliko", vi segnalo intervista di Andrea Lanini su ognisette.it.

"Con Diabolik, Giuseppe Di Bernardo, fiorentino, quarant'anni, ha iniziato, manco a dirlo, con un furto.
«Io e Jacopo Brandi, il mio inchiostratore, eravamo alle prese con una sofferta decisione. Eravamo a un passo dall'abbandonare il fumetto per dedicarci a tempo pieno alla pubblicità. Era tardi, stavo rientrando, la mia macchina attraversava fiaccamente la silenziosa notte fiorentina. A un certo punto, passando davanti a un'edicola, ti vedo questo bel cartone pubblicitario su cui Diabolik e Eva che si baciavano come solo loro sanno fare. Non ho resistito, l'immagine era troppo bella: sono tornato indietro, ho parcheggiato, ho preso il cartone, l'ho bellamente schiaffato nel bagagliaio e sono ripartito, mentre qualcuno, da una finestra, mi scagliava addosso ingiurie irripetibili. Contento matto del bottino, sono arrivato allo studio e ho sistemato il disegno ben in vista. Quando si dice il caso: passati dieci giorni dal gesto criminale, mi hanno chiamato dall'Astorina. Giorgio Montorio, inchiostratore storico della casa editrice, aveva mostrato le mie matite a Mario Gomboli, che aveva dato il suo ok. Cercavano un disegnatore realistico dallo stile pulito, lineare. Mi hanno arruolato»."

Se volete conoscere tanti dietro le quinte del più grande ladro di tutti i tempi cliccate QUI.