Vorrei aggiungere una precisazione a QUESTO post che riguarda la distribuzione in edicola.
Se siete a conoscenza di situazioni diverse da quelle che ho raccontato, se a voi con i distributori va alla grande, portate qui la vostra esperienza.
Ditelo.
Raccontateci la vostra versione e dateci i vostri numeri.
Questo post non è nato per coprire qualche presunto insuccesso, ma per la volontà di verificare la correttezza del sistema.
Un sistema che riguarda tutti quelli che amano il fumetto da edicola.
Il mio obiettivo è che si preservi la possibilità per tanti autori di inventare storie e di farsi leggere. Non mi interessano le fazioni.
Quindi, se a vostro parere il sistema della distribuzione in edicola va alla grande, attendo di leggervi. Sarà un contributo importante alla mia indagine.
Grazie.
Firma per riportare L'Insonne in edicola! Bastano pochi click!
giovedì 15 agosto 2013
Una precisazione in merito alla questione distributiva
Un piccolo segreto diaboliko
Ecco da cosa parto per disegnare le mie tavole di Diabolik...
Si tratta semplici bozzetti fatti direttamebte a penna su una cartaccia leggerissima.
In seguito ricalco questi bozzetti sulle pagine definitive e li rifinisco.
Prima o poi vi mostrerò il processo completo, dall'idea alla tavola terminata.
Promesso.
Restate sintonizati.
Si tratta semplici bozzetti fatti direttamebte a penna su una cartaccia leggerissima.
In seguito ricalco questi bozzetti sulle pagine definitive e li rifinisco.
Prima o poi vi mostrerò il processo completo, dall'idea alla tavola terminata.
Promesso.
Restate sintonizati.
Etichette:
diabolik,
Diabolik;,
Il lavoro del fumettista
Carmelo Silva
Quando ero bambino restavo affascinato a guardare le ricostruzioni calcistiche sulle pagine del "Guerin Sportivo". Ricordo bene come allora mi ripromettessi di raggiungere, nel disegno, la morbidezza e la dinamicità di Carmelo Silva.
Ancora oggi, quando devo disegnare personaggi molto piccoli, ripenso al suo inarrivabile esempio.
A volte i grandi maestri si nascondono nei luoghi più impensabili.
Ancora oggi, quando devo disegnare personaggi molto piccoli, ripenso al suo inarrivabile esempio.
A volte i grandi maestri si nascondono nei luoghi più impensabili.
mercoledì 14 agosto 2013
Due o tre cose che mi han detto sulla distribuzione da edicola
C'era una volta...
"Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato.
C'era una volta un distributore...
Ho sentito tante strane storie intorno ai distributori da edicola e oggi vorrei condividerle con voi, perché inizio a vedere un fil rouge che unisce tutte queste vicende distinte. Ma io sono un complottista e i complottisti, secondo il buon senso comune, non sono da prendere seriamente in considerazione.
Quello che sto per scrivere lo pesco dalla memoria.
Ometto i nomi e probabilmente dirò delle inesattezze, essendo un autore e non un
editore. Nel caso, correggetemi o dite la vostra. Io non ho la pretesa di conoscere la verità e vorrei che questo post fosse l'occasione per chiarire uno degli aspetti più influenti nella sopravvivenza del fumetto popolare e delle serie a fumetti alternative. Serie a fumetti che non sono solo il sogno di un autore ma il lavoro di tante persone.
Cominciamo.
La storia inizia anni fa, quando due editori distinti, in momenti distinti, 1995 e 2000 mi dissero la stessa cosa: "Il distributore nazionale Pincopallino gonfia i dati delle proiezioni sulle vendite del primo numero, in modo che l'editore sia invogliato a stampare di più. Sai, il distributore ha un guadagno anche dalle rese, per questo la sorpresa poi arriva con i dati definitivi... dati che sono più bassi del previsto e l'editore si trova a dover mandare al macero la maggior parte degli albi. E si svena per saldare i conti col distributore."
In un altro caso gli scatoloni con le rese arrivavano "truccati".
Sotto un paio di strati "regolari", con le rese giuste, si trovava di tutto: giornali, riviste, addirittura mattoni.
Tanto chi si metteva a controllare centinaia di scatoloni con 60.000 albi in resa?
Passano cinque anni e un altro editore mi racconta, impotente, un altro fatto incredibile: "Sai... ci sono tornati gli scatoloni con le rese. Avevano ancora i sigilli della casa editrice."
Cosa voleva dire?
Semplice: che non erano mai stati distribuiti.
C'era da portare tutti in tribunale, ma il piccolo editore non voleva saperne. Una causa contro un colosso della distribuzione come Pincopallino lo avrebbe rovinato. E preferiva sopravvivere.
E poi, come si faceva a capire di chi fosse la colpa? Pincopallino si affidava a distributori locali. Era lì, localmente, che accadevano quelle cose.
Poi, recentemente, è arrivato il reso immediato.
Di che si tratta? In pratica gli edicolanti avevano la facoltà di rimandare subito indietro il prodotto fumetto insieme alla merce non vendibile. Gli edicolanti festeggiarono perché potevano avere subito del contante dal distributore, ma alla lunga, questa pratica li ha privati del materiale da vendere.
Ora, il reso immediato non c'è più, ma a quanto pare resta la consuetudine di rimandare indietro il materiale, non solo cose che non possono essere vendute, ma anche pubblicazioni che non considerano vendibili.
L'editore, tra l'altro, ha difficoltà a raggiungere l'edicolante per promuovere il suo nuovo prodotto, perché nella maggior parte dei casi, l'edicola non è informatizzata. L'unico modo è attraverso delle circolari. Peggio potrebbe andare solo con la posta pneumatica.
Era la fine degli anni '90, quando andai a parlare con un distributore nazionale romano. Tra le tante cose che mi disse, una mi rimase impressa in testa: mediamente, il primo numero di un fumetto, dovrebbe vendere il 25% dello stampato, perché viene "polverizzato" sul territorio. Questo vuol dire che viene mandato più o meno a caso nelle edicole dello stivale. Tenete a mente questo dato. Ci torneremo.
Oggi, a giudicare da quello che si legge in rete, se certi dati sono corretti, c'è da fare una riflessione: perché prodotti diversi, di editori diversi, venderebbero in edicola sempre, più o meno la stessa cifra?
Stampano più o meno la stessa quantità di copie (abbastanza, in linea teorica, per distribuire una copia per ogni punto vendita anche se ritengo la cifra un po' troppo bassa), stampano storie diverse, con tipografie diverse, di autori e generi diversi, eppure, a quanto si dice, la cifra di venduto è sempre quella. Cinquecento più, cinquecento meno.
Io, che come dicevo sono uno spregevole complottista, ho un sospetto.
Un sospetto e nessuna prova, sia chiaro, ma spero che questo post serva proprio a spingere qualcuno a controllare (e magari, quel qualcuno si sta già organizzando).
Forse i distributori locali sono oberati di prodotti? Prodotti di ogni tipo e molto più costosi dei tre euro di un fumetto. Prodotti di grandissimi colossi dell'editoria. Colossi che in nome della loro storia e della quantità di libri e riviste che stampano, hanno diritto al loro posto sui camion che fisicamente distribuiscono la carta stampata (e tutti gli allegati vari).
Facciamo una ipotesi, una fantasia... immaginiamo che sui camion di un distributore locale non ci sia abbastanza spazio per tutti.
C'è la crisi, l'editoria non va bene, i costi sono alti e di certo non è che ora può comprarsi cinque camion in più per far contenti quei fessacchiotti dei comics.
Allora cosa fare?
Bisogna fare una scelta.
Qualcuno deve restare fuori.
Tipo le scialuppe del Titanic.
E secondo voi, tra i prodotti dove il margine di guadagno è buono perché il prezzo di copertina è alto, tra i prodotti degli editori più importanti e dal grande peso politico, e i piccolissimi editori di fumetto, magari appena nati o che hanno poche testate in edicola, ecco,
secondo voi, chi potrebbe (ipoteticamente) restare fuori?
E ancora. La sapete quella del macero diretto?
Il distributore viene pagato per rimandare le copie invendute all'editore. Tra l'altro, l'editore, se ha delle pubblicazioni mensili rischia di trovarsi centinaia di migliaia di copie in magazzino che costano anche solo se restano stipate sui pancali.
Per questo il distributore dice: "Amico Editore, facciamo così... te le mando direttamente al macero dove mi torna più comodo, e ti faccio pure risparmiare".
L'editore naturalmente accetta, ma perde di vista gli scatoloni, rinunciando alla possibilità di fare una controllatina.
Ora, certamente esisterà il modo di fare dei controlli e sicuramente tutte quante le rotelle dell'ingranaggio saranno onestissime.
Non ne dubito.
Ma se, facendo una ipotesi assurda, complottistica, degna di Adam Kadmon... non fosse così?
Se qualche distributore truffaldino si approfittasse della situazione?
Tutti i piccoli editori di fumetto italiano da edicola stampano la stessa cifra di copie, e al primo numero, ultimamente, secondo quello che viene sbandierato sulla rete, invece di vendere il 25% del tirato, se ne vende circa il 13%.
E sono prodotti di vario genere e pubblico. Possibile che siano tutti scadenti?
Dove va a finire quel costante 12%? Non è che viene spedito direttamente al macero?
No, certamente non è così.
Non voglio neppure pensarlo.
E come chioserebbe il noto complottista mascherato, le mie sono solo fiabe dell'età moderna, e dunque prendetele come tali, anche se, è noto, ogni favola ha la sua morale. In questo caso la morale è: dobbiamo spingere tutti dalla stessa parte, fare fronte comune, non limitarsi a schermaglie e battibecchi egoici. Viviamo strani giorni.
***
Aggiunta del 15 agosto.
Vorrei aggiungere una precisazione al post.
Se siete a conoscenza di situazioni diverse, se con i distributori, a voi, va alla grande, portate qui la vostra esperienza. Ditelo. Raccontateci la vostra versione e dateci i vostri numeri.
Questo post non è nato per coprire qualche presunto insuccesso, ma per la volontà di verificare la correttezza del sistema.
Il mio obiettivo è che si preservi la possibilità per tanti autori di inventare storie e di farsi leggere. Non mi interessano le fazioni.
Grazie.
sabato 10 agosto 2013
I miei primi fumetti pubblicati
Di gran parte del materiale prodotto prima del 1998 non ho una testimonianza digitale. Mi sono rimaste solo delle tavole e neppure tutte, visto che all'epoca il disegnatore mandava all'editore l'originale. Ho gli albi, quasi tutti, ma non ho delle scansioni. Questo vuol dire che avevo qualche difficoltà a mostrarvi i miei primi lavori. Però avevo voglia e le ho fotografate, perché a metterli nello scanner gli albi si sarebbero schiantati a metà. Sarà l'età... avevo voglia di fare il punto della situazione e guardarmi indietro. Solo per un attimo, però, che l'unica malinconia che voglio sentire è quella per il giorno che verrà.
Ho esordito nel mondo dei comics con Demon Story, una rivista in formato bonelliano, che raccoglieva storie horror. Era il 1994.
E' curioso accorgersi, dopo tanti anni, che la prima macchina che ho disegnato è stata proprio una Jaguar simile a quella di Diabolik. Destino.
La vita del fumettista è scritta in inchiostro simpatico nello spazio bianco tra vignetta e vignetta.
Per la stessa casa editrice, la Fenix (poi BBD press) pubblicai Desdy Metus L'Insonne. Desdemona è ancora qui con me. E' cambiata molto e spero migliorata, ma fa impressione rivederla con il chiodo, quel suo giubbottino rosso.
Arrivò il 1995 e Marco Bianchini, mio insegnante, mentore e amico, mi chiese di realizzare le matite per un episodio di Mister No. Quelle pagine di Un giorno da cani, sono state una palestra eccezionale. Credo che lì sia cambiato il mio modo di disegnare.
Sì. Ho lavorato per Bonelli, anche se è durato poco. Perché alla fine di quell'albo decisi che avrei voluto provare a far tutto da solo e accettai le lusinghe di Ade Capone che mi voleva sulle pagine di Samuel Sand, una nuova serie che stava preparando per la Star Comics. Alle fiere, i colleghi increduli mi dicevano: "Ma tu sei quello che se ne è andato dalla Bonelli?". Ho fatto quella scelta anche perché speravo, o mi avevano fatto sperare, che la Star potesse riprendere L'Insonne. Ma era solo una illusione. Resta il fatto che nel 1996 disegnai La follia di Monsieu Giraud. Poi, al settimo numero, la serie chiuse.
Nel 1998 passai a Lazarus Ledd con l'episodio n° 60, L'armatura nera. Lo inchiostra Jacopo Brandi e il nostro stile comincia ad essere maggiormente definito.
L'anno dopo avviene una epurazione dei vecchi autori. Qualcuno passò alla Bonelli, qualcuno, forse meno maturo, si ritovò a spasso. Seguirono quattro anni brutti, molto brutti, dove non riescì a trovare un lavoro regolare e se non avessi avuto le agenzie di pubblicità non so cosa sarebbe successo. Nel 2002 avevo fatto 40 tavole di prova per Bonelli, insieme a Jacopo Brandi, e non andavano mai bene. Stavo per lasciar perdere i fumetti, un lavoro troppo discontinuo e senza possibilità, quando è arrivato Diabolik.
Ma quella è un'altra storia.
Ho esordito nel mondo dei comics con Demon Story, una rivista in formato bonelliano, che raccoglieva storie horror. Era il 1994.
E' curioso accorgersi, dopo tanti anni, che la prima macchina che ho disegnato è stata proprio una Jaguar simile a quella di Diabolik. Destino.
La vita del fumettista è scritta in inchiostro simpatico nello spazio bianco tra vignetta e vignetta.
Per la stessa casa editrice, la Fenix (poi BBD press) pubblicai Desdy Metus L'Insonne. Desdemona è ancora qui con me. E' cambiata molto e spero migliorata, ma fa impressione rivederla con il chiodo, quel suo giubbottino rosso.
Arrivò il 1995 e Marco Bianchini, mio insegnante, mentore e amico, mi chiese di realizzare le matite per un episodio di Mister No. Quelle pagine di Un giorno da cani, sono state una palestra eccezionale. Credo che lì sia cambiato il mio modo di disegnare.
Sì. Ho lavorato per Bonelli, anche se è durato poco. Perché alla fine di quell'albo decisi che avrei voluto provare a far tutto da solo e accettai le lusinghe di Ade Capone che mi voleva sulle pagine di Samuel Sand, una nuova serie che stava preparando per la Star Comics. Alle fiere, i colleghi increduli mi dicevano: "Ma tu sei quello che se ne è andato dalla Bonelli?". Ho fatto quella scelta anche perché speravo, o mi avevano fatto sperare, che la Star potesse riprendere L'Insonne. Ma era solo una illusione. Resta il fatto che nel 1996 disegnai La follia di Monsieu Giraud. Poi, al settimo numero, la serie chiuse.
Nel 1998 passai a Lazarus Ledd con l'episodio n° 60, L'armatura nera. Lo inchiostra Jacopo Brandi e il nostro stile comincia ad essere maggiormente definito.
L'anno dopo avviene una epurazione dei vecchi autori. Qualcuno passò alla Bonelli, qualcuno, forse meno maturo, si ritovò a spasso. Seguirono quattro anni brutti, molto brutti, dove non riescì a trovare un lavoro regolare e se non avessi avuto le agenzie di pubblicità non so cosa sarebbe successo. Nel 2002 avevo fatto 40 tavole di prova per Bonelli, insieme a Jacopo Brandi, e non andavano mai bene. Stavo per lasciar perdere i fumetti, un lavoro troppo discontinuo e senza possibilità, quando è arrivato Diabolik.
Ma quella è un'altra storia.
Etichette:
Il lavoro del fumettista,
l'insonne,
L'Insonne;,
La mia esistenza,
lazarus Ledd,
Mister No,
Samuel Sand
sabato 3 agosto 2013
Diabolik e la Coop!
Oggi, alla Coop mentre facevo la spesa, ho comprato Colpo su colpo il mio nuovo Diabolik appena uscito. Dell'albo in questione ne ho parlato QUI.
Come al solito ne ho comprate due copie, perché poi mi capita sempre di regalarne qualcuna in giro e non mi va di rimanerne senza.
Tra un cocomero e una busta di spaghetti integrali, il commesso prende in mano l'albetto e inizia a guardarlo.
"Diabolik, eh!"
"Già..." rispondo io, riempiendo la busta con le mie tristi provviste.
"A che anno siamo arrivati?" il cassiere ha voglia di parlare.
"C-come...?"
"Da quanti anni è che c'è?"
"Oh... ecco... non saprei... non lo leggo spesso..." fingo di non saperne niente e mi sento un po' Diabolik che fa la spesa in incognito nel centro commerciale vicino al suo nuovo rifugio.
"Beh, ma ne ha due copie..."
"P-per un amico. Sì... Gli sto facendo un favore..." Sorrido. Faccio schifo a raccontare balle.
"Ecco... c'è scritto in copertina... cinquantaduesimo anno! Mi era sembrato di averlo sentito dire al telegiornale.... eh... anche Diabolik invecchia!"
"Ma no... se li porta benissimo!" intervengo. "E poi è nato in un anno bisestile, quindi tre anni dei nostri sono uno dei suoi."
Il cassiere mi guarda stupito e mi sarebbe piaciuto togliermi la maschera sparandogli un aghetto soporifero prima di svanire nel caos degli allarmi che suonano.
E invece no. Mi sono limitato a sorridere a passargli la carta di credito per pagare.
Spero che i disegni di quest'albo (e del prossimo, visto che si tratta di una storia doppia) piacciano ai nostri esigenti lettori.
Riguardandolo stampato, devo dire di essere soddisfatto.
Non completamente, perché il mio critico interiore è spietato, ma abbastanza contento direi di sì.
Aspettate... ora che guardo meglio... questi due simpatici poliziotti mi pare di averli già visti da qualche parte...
Come al solito ne ho comprate due copie, perché poi mi capita sempre di regalarne qualcuna in giro e non mi va di rimanerne senza.
Tra un cocomero e una busta di spaghetti integrali, il commesso prende in mano l'albetto e inizia a guardarlo.
"Diabolik, eh!"
"Già..." rispondo io, riempiendo la busta con le mie tristi provviste.
"A che anno siamo arrivati?" il cassiere ha voglia di parlare.
"C-come...?"
"Da quanti anni è che c'è?"
"Oh... ecco... non saprei... non lo leggo spesso..." fingo di non saperne niente e mi sento un po' Diabolik che fa la spesa in incognito nel centro commerciale vicino al suo nuovo rifugio.
"Beh, ma ne ha due copie..."
"P-per un amico. Sì... Gli sto facendo un favore..." Sorrido. Faccio schifo a raccontare balle.
"Ecco... c'è scritto in copertina... cinquantaduesimo anno! Mi era sembrato di averlo sentito dire al telegiornale.... eh... anche Diabolik invecchia!"
"Ma no... se li porta benissimo!" intervengo. "E poi è nato in un anno bisestile, quindi tre anni dei nostri sono uno dei suoi."
Il cassiere mi guarda stupito e mi sarebbe piaciuto togliermi la maschera sparandogli un aghetto soporifero prima di svanire nel caos degli allarmi che suonano.
E invece no. Mi sono limitato a sorridere a passargli la carta di credito per pagare.
giovedì 1 agosto 2013
Carboidrati e Martini... la cucina a fumetti
La vostra cucina è triste?
Il massimo della trasgressione tra i fornelli la vivete con la Parodi?
Siete Master Chef addicted?
Ora basta, avete bisogno di qualcosa di nuovo, di un diversivo, magari di una ninfetta paffutella e simpatica che vi guidi tra i segreti del mangiar bene. Ho detto mangiare bene, perché a giudicare dal titolo "Carboidrati e Martini", il suo blog non sembra proprio il massimo per seguire una sana alimentazione. Ma Mirty Quibibes è così: "una donna che mangia ovunque e qualunque cosa".
Accettate il rischio, non ve ne pentirete.
Seguitela sul suo divertentissimo blog!
Il massimo della trasgressione tra i fornelli la vivete con la Parodi?
Siete Master Chef addicted?
Ora basta, avete bisogno di qualcosa di nuovo, di un diversivo, magari di una ninfetta paffutella e simpatica che vi guidi tra i segreti del mangiar bene. Ho detto mangiare bene, perché a giudicare dal titolo "Carboidrati e Martini", il suo blog non sembra proprio il massimo per seguire una sana alimentazione. Ma Mirty Quibibes è così: "una donna che mangia ovunque e qualunque cosa".
Accettate il rischio, non ve ne pentirete.
Seguitela sul suo divertentissimo blog!
Iscriviti a:
Post (Atom)





